IO AMO I BENI CULTURALI

Il denominatore comune dei progetti del concorso Io amo i beni culturali, promosso dall’Istituto Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna, è l’occasione di “partecipare alla vita culturale”, proprio come è intesa dalla Raccomandazione UNESCO del 1976, ovvero l’opportunità di esprimersi liberamente, comunicare, agire, impegnarsi in attività creative per dare pieno sviluppo alla propria personalità e per contribuire al progresso culturale della società. L’obiettivo di “Io amo i Beni Culturali” è infatti avvicinare i giovani al patrimonio culturale e alle istituzioni che lo conservano, favorendo la loro partecipazione attiva e creativa e sostenendo la crescita di cittadini autonomi e consapevoli. Una crescita che non deriva solo dall’acquisizione di conoscenze disciplinari, ma anche dallo sviluppo delle competenze chiave per l’apprendimento permanente, così come sono delineate dal “Quadro di Riferimento Europeo”: imparare a imparare, competenze sociali e civiche, spirito di iniziativa e imprenditorialità, consapevolezza ed espressione culturali. La sfida, intrapresa a partire dal progetto europeo Aqueduct - Acquiring key competences through heritage education, consiste nel non vedere più il patrimonio culturale come un obiettivo fine a sé stesso, ma come un veicolo per l’apprendimento e lo sviluppo personale.

Il progetto “Io amo i Beni Culturali” è stato avviato nell’anno scolastico 2011-2012 su iniziativa dell’Istituto per i beni culturali e dall’Assessorato scuola, formazione professionale, università e ricerca, lavoro della Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale, l’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica (ex IRRE), “Genus Bononiae - Musei nella città”, con il patrocinio dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna. La storia del concorso e i materiali realizzati sono consultabili sul sito web dell’IBC: http://ibc.regione.emilia-romagna.it/istituto/progetti/progetti-1/io-amo-i-beni-culturali

Per vincere questa sfida occorre stabilire la forte sinergia tra operatori culturali e insegnanti che viene richiesta per partecipare all’iniziativa e che si può leggere chiaramente nei progetti qui presentati. Gli studenti, veri protagonisti di un rinnovato rapporto con i beni culturali del loro territorio, hanno realizzato ebook, audioguide, video, mappe interattive ed emotive, bassorilievi, oggetti di design in ceramica, xilografie, aiuole ed erbari, percorsi didattici, siti internet, progetti di promozione turistica, ricostruzioni virtuali, cataloghi ed esposizioni, curandone anche la campagna promozionale. Si tratta di prodotti di altissima qualità e originalità, ma a essere davvero straordinaria e innovativa è l’esperienza educativa che i ragazzi hanno vissuto realizzandoli, e che si percepisce nella sua interezza se si ha la fortuna di assistere a una delle loro presentazioni. Solo in momenti come questi si possono sentire frasi come quella pronunciata da un giovane studente mentre spiegava il lavoro svolto dalla sua classe sul lapidario del Museo della Città di Rimini: “Queste lapidi sono il nostro orgoglio: abbiamo passato ore e ore a pulirle sotto il sole di agosto, e adesso loro ci raccontano delle storie emozionanti e avvincenti”. Un orgoglio che si può immaginare anche passando davanti a una delle più antiche librerie del centro storico di Bologna, dove spicca la vetrofania con il QR code con cui ci si può collegare al percorso multimediale su Giosuè Carducci creato dai ragazzi. Per non parlare di come si devono essere sentiti gli studenti alla fine del progetto con cui hanno reso accessibile ai non vedenti l’affresco del Pestapepe nella Pinacoteca di Forlì: le loro mani hanno realizzato un bassorilievo e dei capi di abbigliamento che ora altre mani possono toccare e quindi percepire. Ma sono solo alcuni esempi delle opportunità offerte dalle iniziative che questo volume documenta in modo completo. Questa documentazione può far riflettere sulle dinamiche, sulle azioni e sulle strategie messe in atto dalle scuole e dalle istituzioni culturali, ma può anche fornire materiale per replicare e diffondere le esperienze portate a termine: non a caso viene proposto come strumento di lavoro a coloro che si accingono a sviluppare i progetti vincitori della terza edizione del concorso.

Fondamentale, a questo scopo, la collaborazione con il “MOdE - Museo officina dell’educazione” dell’Università di Bologna, al cui interno è stata creata una sezione appositamente destinata a documentare questi progetti.